Ven 23 ottobre dalle h 21 | Teatro Adriano
Gruppo E-Motion (Abruzzo) | Cage
Alessandro Olla (Sardegna) | Ayther 2026 - PRIMA ASSOLUTA
Accademia Nazionale di Danza/MayaInc (Lazio/Sardegna) | Frantumaglie; Protocollo per un corpo - PRIMA ASSOLUTA
Gruppo E-Motion | Cage
Coreografia ed interpretazione: Claudia Gentili
Aiuto alla drammaturgia: Francesca La Cava
Musica originale: Dennis Bastioni
Costumi e scenografia: Daniela Grillo
Produzione Gruppo e-motion con il contributo del Mic, della Regione Abruzzo e del Comune di L’Aquila
“Gli uccelli nati in una gabbia pensano che volare sia una malattia”
Alejandro Jodorowsky
Le convenzioni sociali, a cui si sente di dover aderire, mortificano la libera espressione dell’individuo e lo costringono in spazi troppo piccoli e scomodi. Un altro tipo di gabbia può certamente essere il corpo stesso, che vincola l’anima alla dimensione della precarietà e della finitudine. Le gabbie possono inoltre essere anche squisitamente frutto della propria mente: stratificazioni di pensieri negativi che rendono impossibile un’esistenza serena. Queste, e molte altre riflessioni analoghe, hanno dato vita all’installazione Cage: un grido di frustrazione, una lotta estenuante per liberarsi da ogni tipo di prigionia.

Alessandro Olla | Ayther 2026 - PRIMA ASSOLUTA
Ideazione e regia: Alessandro Olla
Coreografia e Danza: Chiara Mameli
Musica dal vivo: Alessandro Olla
Produzione 369gradi
Ayther porta un rito di ispirazione archetipica dentro il linguaggio contemporaneo del suono elettroacustico, della voce e del gesto essenziale. Alessandro Olla (live electronics) e Chiara Mameli
(performer) costruiscono un dispositivo post-drammaturgico che attraversa stati di ascolto diversi, percettivi, emotivi e immaginativi, per generare una condizione condivisa di presenza.
La partitura è modulare e variabile: soglie di densità sonora, durate, relazioni spaziali e regole di interazione entro cui i performer improvvisano. Ogni momento è insieme coreografato e generativo. Il suono attiva l'azione invece di illustrarla, e nasce interamente dal vivo, dalla risonanza tra gesto, voce, oggetti amplificati e processing in tempo reale. Il silenzio ha una funzione strutturante, il gesto è ridotto all’essenziale.
Ogni replica funziona come un test sul campo, un esperimento condiviso attorno a una domanda: quali condizioni percettive rendono possibile, oggi, un’esperienza rituale? Il lavoro non offre risposte
chiuse. Apre uno spazio in cui il pubblico partecipa con l’ascolto e la propria presenza, mentre suono e spazio diventano agenti attivi della scena.

Accademia Nazionale di Danza /MayaInc | Frantumaglie PRIMA ASSOLUTA
Coreografia e danza: Francesca Bernalda
Frantumaglia nasce dal desiderio di indagare come le esperienze vissute plasmino il corpo e il modo in cui si costruisce la propria identità. Il corpo non racconta una storia lineare, ma rende visibile un processo di continua trasformazione, in cui ogni esperienza lascia un segno che continua a influenzare il presente. Frantumaglia è una riflessione sulla complessità dell’identità e sulla vulnerabilità come spazio di cambiamento. La frammentazione non viene intesa come qualcosa da ricomporre, ma come una condizione naturale dell’esperienza umana: un insieme di tracce, contraddizioni e memorie che convivono nel corpo e che, attraverso il movimento, trovano una forma di espressione.

Ph: Roberto Scorta
Accademia Nazionale di Danza /MayaInc | Protocollo per un Corpo PRIMA ASSOLUTA
Coreografia e danza: Beatrice Tomasello
Sound design e elaborazione: Beatrice Tomasello
Materiali sonori | Voce sintetica AI (progettazione, editing e montaggio): Beatrice Tomasello
Ispirata alla figura del pupo spogliato dell'Opera dei Pupi siciliana, la performance indaga il rapporto tra corpo, controllo e identità. Il corpo viene analizzato, programmato e corretto, ma ciò che può controllarne la struttura, non riesce a dominarne la memoria, l'immaginazione e l'imprevedibilità. Il sistema entra progressivamente in crisi e, nel tentativo di comprendere ciò che sfugge ad ogni protocollo, è costretto a trasformarsi. Il pupo non è qui un personaggio da rappresentare, ma un dispositivo attraverso cui interrogare il confine tra meccanica ed espressività umana, tra programmazione e presenza, tra controllo e libertà del gesto.

